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GIORNODUE – CITTA’ GRANDE (PERIFERIA)

 

 

 

Corre il treno, nel dondolio si porta dietro il ricordo del mare, nel frastuono la veggenza di civiltà.

 

Là infondo si inizia ad intravedere la Città Grande.

Lei tanto amata, ambita, odiata, mito fasullo, depositaria di fortune o disperazione, redenzione o sconfitte. Si intravede solo il grigio spettrale del cemento che ha imbrattato ormai l’aria ed il cielo, che ha impregnato di freddo l’anima, che ha rapito piano piano, giorno dopo giorno, la speranza.

 

… periferia… ed il capotreno urla “Prossima fermata Città Grande: la direzione declina ogni responsabilità per tutto ciò che potrebbe accadere da qui al sorgere di un nuovo giorno”…

 

 “Nascosta dietro un angolo, nascosta dietro il proprio futuro buio, c’è Genny.

Jeans rotti non per moda, analfabeta non per scelta, il piccolo naso rotto dalle botte lacera l’aria con fare discreto nel silenzio della stanza fra moquette strappata, ratti che corrono lungo i muri, vetri rotti, pezzi di sogni nascosti dentro i fumetti.

Sventura e tristezza: l’eredità di sua madre.

In quell’angolo di mondo dimenticato dal mondo, un calcio al barattolo ed al giorno che trascorre senza peso, leggero, dentro la polvere innocente c’è Genny.

Nascosta da capelli lunghi sugli occhi neri di rabbia in una piccola anima dolente per essere rudere fra i ruderi, messa lì a monito ai fortunati che la fortuna può scappare, lì a musa per i predicatori, lì perché qualcuno come me abbia qualcosa da odiare senza che poi ci possa fare male.”

 

 

 

Solo brandelli di cotone

e poi più nulla

non ci sono sogni

non ci sono paure

 

quello che resta

è lo sporco nascosto sotto le unghie

lo sporco nascosto nei suoi ricordi

lo sporco avanzato dai resti di vita

 

due buchi nel muro si confondono con i suoi occhi

dei graffi sui mattoni si confondono con i suoi capelli

e la polvere per terra  si confonde con il suo profumo

 

la vita passa

e non la vede!

 

 

 

 

 

Scenderemo tutti alla stazione di Mezzo, dopo un ultimo sguardo agli immensi grattacieli, dopo l’ultimo respiro di addio all’unicità della nostra piccola anima, prima che anch’essa si sciolga con le altre nell’anonimato di questa immensa palude di umana civiltà.