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INTRO

 

Guardo la tastiera bianca del mio pc e penso con tristezza per quanto a lungo questa sia stata il mio unico orizzonte, alba e tramonto, luce riflessa della lampada sulla scrivania, amica e confidente, collaboratrice fidata. Vivo per intero la certezza che nulla è trascorso, che nulla è stato realizzato, che tutto è esattamente come l’inizio. Ma di quale inizio sto scrivendo?… Non ricordo più nemmeno quando, come o perché avrei iniziato a fare la cosa di cui ora fatico anche solo a ricordare quale sia. 

E’ successo ancora negli anni scorsi, sia che fosse per colpa del vento o del sorriso di una sconosciuta o di una voce registrata al telefono, di risvegliarmi dal mondo reale ed in fretta recuperare una valigia con pochi indumenti puliti e correre veloce alla stazione di Piuanord senza però mai alla fine riuscire a prenderlo quel treno per Ovunque.

C’è una piccola stazione posta a nord della nostra città, scavata nella roccia rossa in profondità della montagna con un piccolo ingresso di marmo azzurro e crepato con il vento che soffia sempre verso l’uscita e che sembra sbuffare solo per il fatto che tu stia lì.

Piuanord è sicuramente una stazione poco comune. L’unico ingresso ti porta direttamente al centro della montagna per ritrovarti, dopo un breve stretto cunicolo, di fronte al suo unico grigio binario: l’ 1 nord. Da qui una volta al mese parte un treno speciale, un treno che noi chiamiamo per Ovunque, perché è stato inventato proprio per chi (in fondo tutti!) avesse voglia una volta svegliatosi dal mondo reale di fare in fretta una valigia con pochi indumenti puliti e partire all’improvviso per il primo posto che capita.

In effetti non se ne conosce mai le destinazione finale: devi solo decidere di partire, andare alla stazione di Piuanord salire sul treno ed iniziare un viaggio di cui saprai la destinazione finale solo all’ultima stazione, quando il capotreno ti urlerà all’orecchio che da qui si può solo tornare a casa.

Più volte mi è capitato di andarci in tutta fretta al binario 1 nord ed una volta arrivato guardare col fiatone il treno bianco e lucido pronto per il viaggio per poi decidere all’ultimo di non partire più. Una volta, ricordo, decisi che se avessi raggiunto in tempo l’ultima carrozza del convoglio prima della sua partenza sarei saltato su quel treno senza altri indugi. Iniziai allora a correre lungo la banchina ma il treno sembrava non avere fine. In quel tunnel scavato nella roccia vedevo carrozze con il loro bianco accecante materializzarsi una dietro l’altra all’orizzonte all’infinito. Alla fine mi arresi e lentamente mi incamminai verso l’uscita che come per magia era lì solo a due passi. Ero troppo stanco e deluso di me per chiedermi come ciò fosse possibile e così me ne tornai mesto alla vita di sempre per addormentarmi un’altra volta nella mia quotidiana realtà.


 

  

 

 

Guardo la tastiera bianca del mio pc e vivo per intero la certezza che nulla è trascorso, che nulla è stato realizzato, che tutto è esattamente come l’inizio.

 

E’ successo ancora negli anni scorsi di risvegliarmi dal mondo reale…