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GIORNOMENOUNO   

 

Non c’è nulla da fare, il pensiero è sempre fisso, lo sguardo nel vuoto cerca sempre la stessa cosa e la fuga  è finta, inventata solo per mettere a tacere l’anima che sta per esplodere.

La testa persiste a roteare, a girare intorno allo stesso pensiero, alle stesse immagini, ai dubbi di un tempo terribili certezze di oggi per continuare a fare finta di non capire, per provare a giustificare se stessi e la propria vita, per sperare che le conclusioni siano diverse, che non ci sia ancora un altro muro dietro l’ennesima porta sfondata.

Forse ci si deve solo rassegnare al pianto, al viso scavato dalle lacrime, o forse bisognerebbe solo avere il coraggio di smettere di respirare.

 

(Ed i Perché continuano a riecheggiare, come avvoltoi aspettano la tua imminente resa, non ti lasciano dormire con il loro gracchiare, più forti e sicuri ad ogni battito di cuore, ad ogni fuga dal dolore di risposte ormai così vicine da impregnarti del loro odore).

 

“Una volta mi bastava.

Mi bastava guardarli quei capelli lunghi a coprirne la schiena sottile, neri e luminosi come mare fatato ci si poteva specchiare.

Una volta mi bastava curiosare furtivamente fra gli occhi scuri, lune nere nel cielo bianco sempre in movimento alla ricerca di un nuovo mondo.

Una volta mi bastava ascoltarne la voce in un angolo e lasciarmi inondare dalle carezze delle parole… una volta mi bastava stare ad osservare quelle labbra dischiudersi.

Una volta.. mi bastava!”

Quante volte sostavo come un viaggiatore stanco ad immaginare, a sognare una parola magica per trattenere il fiato, per fermare il tempo e sperare che tutto sparisca, il mio passato assieme al futuro per fondersi al caldo di questo immobile sole nel mezzo del mio cielo.

Ma quali sono le parole, le cerco fra i testi antichi, le pagine gialle e le cartine dei cioccolatini, fra gli annunci sui quotidiani, fra le parole di un ubriaco o nella ninnananna di un bambino.

Ma dove sono le parole, forse in un mondo lontano, forse fra i sentieri dove corrono le fate, forse alla corte di qualche Dio dei viaggiatori, di coloro che conoscono le vie maestre ed i sentieri più reconditi di questo nostro strano mondo.