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GIORNOZERO – LA PARTENZA

 

 

 

Le parole, le parole, le parole… rivoglio le parole, le mie parole…

Le cercherò le parole e forse avrò così la mia storia, per capire, per sperare, per smettere di stare ai margini a guardare, per smettere di essere fra quelli che sono sempre senza ombrello.

 

Recupero una vecchia valigia con pochi indumenti puliti e prendo un taxi per la stazione, questa volta senza fretta, senza dubbi sul dafare sperando forse di non tornare più.

La stazione è gremita come sempre, fra gente che saluta, gente che corre per il ritardo ed altri con il dubbio stampato in volto incerti su quale sia la cosa giusta da fare, se partire o restare … ed io sto lì ad osservare fra la folla …lei … “Piccola, quasi minuta un poco ricurva, andatura da gondola nella laguna, sorriso immenso ed occhi grandi nel viso un poco allungato mentre lo sguardo è dritto ed amichevole che le mani sottili precedono come ad indicare chissà quale via.

Poche le speranze, molte le ambizioni, non lascia capire i pensieri ma dentro troppe le passioni che con grande rimpianto ogni tanto abbandona al ciondolante fluire della sua storia. Mormora di vite trascorse e ride sempre, ma composta e ride sempre, ma senza essere d’impaccio ai pensieri”.

Chissà per chi erano quegli occhi tristi: c’era forse del rimpianto appena un poco, o forse solo un dubbio ma appena un poco…

 

Ed il capotreno urla:

”Sbrigati a salire, non indugiare, vieni presto … si deve partire! “

 

 

 

 

 

In un istante altrove

dove è nata l’aria

dove dorme il sole

dove si nasconde il vento

 

all’improvviso altrove

 

le gambe incerte cercano conforto

stringendosi l’una con l’altra

 

le dita delle mani si incrociano

e confabulano tra loro mentre sudano nervose

 

gli occhi fuggono

prima in un angolo sporco

poi tra le venature del pavimento consumato

 

trafitta

alle spalle

 

è il mio carnefice

è davanti a me

ignaro.