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PETALI ROSA

Nel prato si accedeva unicamente da un piccolo foro nel grande muro di cinta del giardino dietro la piccola casa al confine con la grande città grigia e scura, triste e annoiata. Si stava bene in quel grande prato ove sia che fosse estate o inverno, primavera o autunno, c’era sempre il sole, sempre la rugiada nel prato puntinato di migliaia di fiori rosa. Non c’era mai caldo o freddo, sempre una brezza ti accarezzava il viso, ed il profumo intenso e meraviglioso di quei fiori rosa ti inebriava e ne potevi respirare a pieni polmoni quanto ne volevi per sentire che sapore ha il cielo.

Ed il cielo era sempre azzurro nel prato dai mille fiori rosa e giù in fondo c’era una grande cascata argentata che ne faceva da colonna sonora, delicata e preziosa, con gli spruzzi che ti raggiungevano come sussurri in ogni punto nel grande prato.

Era un posto magico, un posto segreto di cui solo Genny sembrava conoscerne l’esistenza. Genny era una piccola bambina che viveva nella piccola casa al confine con la grande città grigia e triste. Un giorno per caso avevo scoperto un piccolo foro nel grande muro di cinta del giardino dietro la piccola casa al confine con la grande città. Ci poteva andare quando voleva Genny nel grande prato, bastava infilarsi nel piccolo foro del muro per ritrovarsi a correre nell’erba alta fra mille fiori rosa, nel profumo del cielo, con la brezza fra i capelli mentre la cascata in lontananza intonava la sua canzone d’amore per il vuoto. Poteva starci quanto voleva in quel prato ove il tempo non passava mai, poteva starci ore, e quando né usciva non erano che passati pochi minuti, giusto il tempo necessario a percorrere un piccolo buco in un grande muro di cinta di un giardino dietro una piccola casa al confine con una grande città grigia e triste.

Più volte Genny aveva cercato di arrivare al giardino per un’altra strada, ma già appena fuori dalla casa, per le vie lì intorno, non c’era che la grande città con i suoi grigi, i suoi odori, i suoi rumori e della cascata, del profumo dei fiori, della brezza nessun segno. Più volte aveva percorso di corsa tutto il perimetro della piccola casa, ma del grande prato mai nulla. Ma infondo che importava? Lei una strada per arrivarci l’aveva e non passava giorno senza attraversare il piccolo foro nel muro per trovarsi nel grande prato a correre fra i mille fiori rosa. Tutto era sempre uguale nel grande prato, tranne il giorno del suo compleanno, quando dai fiori come per magia uscivano dei magnifici uccelli rosa uno per ciascun fiore: uno spettacolo indescrivibile. Come da mille esplosioni di colori dei magnifici magici uccelli germogliavano dai petali dei fiori, belli e fieri con il becco sottile, il collo lungo, due grandi occhi azzurri e due enormi ali che una volta aperte per spiccare il primo volo lasciavano cadere alcune piume rosa sul terreno e da queste come d’incanto nascevano nuovi fiori. Alla fine tutti insieme prendevano il volo e per un attimo il cielo, fino ad allora azzurro, diventava rosa e poi piano piano questo mare in movimento diventava un puntino sempre più piccolo, sempre più piccolo fino a scomparire quasi inghiottito dal sole. 

Ma non era tutto.

Con quei fiori ci potevi anche parlare, chiedere qualunque cosa e loro avevano sempre una risposta. E così Genny passava le ore ad interrogare i fiori che rispondevano con sussurri tutti in coro e all’inizio pareva un bisbiglio incomprensibile, ma col tempo ed un poco di attenzione era facile distinguere le parole, così si poteva giocare a fare mille domande serie o strampalate ed avere sempre tutte le risposte.

Tutte … o quasi tutte le risposte!.

Un giorno Genny chiese ai fiori dove mai andassero gli uccelli magici una volta spiccato il volo e per la prima volta ad una sua domanda seguì il silenzio. Nessun fiore pareva sapere per d’ove fosse il faticoso volo dei magnifici uccelli magici.  Il pensiero di scoprire dove queste strane e splendide creature andassero la tormentava ed ogni giorno per ore porgeva la stessa domanda ai fiori del prato, fino ad interrogarne uno a uno sussurrando ai petali il grande quesito e porgendo poi l’orecchio cercando di carpirne la risposta, una magari diversa, fuori dal coro.

Nulla.

Nessun fiore conosceva la risposta, potevi chiedere con cosa aveva pranzato il tuo vicino di casa sei mesi prima, ma nulla si riusciva a carpire del volo degli uccelli rosa.

Alla fine si decise: alla prossima rigenerazione si sarebbe aggrappata forte alle zampe di uno di loro e con loro sarebbe volata via verso il grande mistero, l’unico grande mistero che ancora non riusciva a svelare.

Arrivò così un altro compleanno. Genny si infilò nel piccolo foro nel grande muro di cinta del giardino dietro la piccola casa al confine con la grande città grigia e triste e si sedette in mezzo al prato ad aspettare. Come tutti gli anni ecco all’improvviso dai fiori germogliare dei magnifici uccelli rosa che dopo essersi stropicciati un poco le ali si librarono splendidi in volo verso il cielo. Quando toccò al fiore proprio vicino a lei lasciò che l’uccello spiccasse il volo per aggrapparsi con un piccolo salto alle sue zampe e quindi via in alto nel cielo trasportata dal battito d’ali forte e sicuro del suo nuovo amico che sembrava quasi non essersi accorto del suo piccolo passeggero. Si trovò così in mezzo a quella macchia rosa in movimento e quando anche l’ultimo fiore regalò il suo figlio alato al cielo iniziò veloce l’ascesa al sole.

La terra sotto sembrava rimpicciolire sempre di più. Vide chiaramente prima il suo giardino diventare sempre più piccino, poi la sua casa diventare sempre più piccola, poi la grande città grigia e triste diventare anch’essa piccina e poi tutto il mondo diventare sempre più piccolo piccolo. La paura graffiò solo per un attimo il suo cuore, ma poi la curiosità e la certezza di essere vicini al grande mistero le diede forza e allora con un sorriso strinse ancora più forte le mani intorno alle zampe del suo compagno di viaggio mentre questi volava sicuro verso la propria meta.

Ecco il sole!

Ecco ora il sole è più vicino e la luce sempre più forte, anche il caldo è quasi insopportabile con le mani che iniziano a fare male mentre la meta sembra ancora così lontana.

Ecco ora il sole è ancora più vicino e la fronte più calda e le mani così sudate che a fatica tengono la presa.

Ecco il sole è ancora più vicino e la stanchezza ormai è tanta ed il dubbio che l’impresa sia troppo grande per una bambina come lei cominciava a farsi spazio nel suo cuore che ora batte forte.

Ecco il sole è ancora più vicino ed anche il suo compagno sembra ora davvero affaticato, ed inizia a rimanere indietro rispetto allo stormo, mentre il volo si fa più incerto, barcollante, ed ora uno scossone di ali e poi un altro e le mani sembrano non reggere più e la fatica è tanta, il caldo tanto ed i pensieri gioiosi lasciano il posto alla paura, una lacrima sul viso ed alla fine l’inevitabile: la resa. Le dita stanche e sudate non possono più reggere la presa e Genny esausta si lascia cadere, si sente cadere verso una luce, una luce che non è il sole, ma è sempre più intensa, abbagliante che gli occhi non riescono a guardare senza essere accecati ed ora un dolore intenso al torace sembra quasi mancare l’aria ed improvviso un grido ed un respiro profondo e gli occhi di nuovo aperti con le mani sudate a coprirsi il viso per trovarsi magicamente nel proprio letto nella piccola casa al confine con la grande città grigia e triste con la mamma in fondo alle scale a chiamare Genny per fare colazione il giorno del suo compleanno.

 

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