ROMA

Il Tevere increspato,

Le nuvole che macchiano il cielo,

La gente riempie i negozi,

Per strada qualcuno telefona

(C’è sempre qualcuno che telefona!)

Per dirsi cosa? cosa ancora da dire?

Forse parole nuove inventate?

Speriamo siano bellissime

Speriamo le lascino da raccontare

Che non scappino via con il prossimo respiro,

Via come il profumo dei fiori

di questo settembre romano.

Quello che non capivo è la piccola signora all’angolo con la sciarpa verde Tevere che osserva curiosa i passanti e guarda il cielo come a cercare una parola fuggita, perduta forse per sempre. La testa china sulle spalle a mostrare il collo lunghissimo e sottile, gli occhi scuri a scrutare tra le nuvole, spostando il capo e lo sguardo come a cercare una spiraglio, una fessura invisibile da cui forse da alcuni giorni scappano tutte le parole ed i sogni. -“Eppure era lì fino ad ieri…” – borbotta e mi sorride, -“La ritroverò domani vedrai…”-. Raccolse la sua borsa e si incamminò piano probabilmente verso casa. Il giorno dopo non resistetti, la curiosità era troppa e mi recai ancora dalla piccola donna sul Lungotevere. E lei era lì con il naso all’insù a cercare non so cosa. Mi sedetti e iniziai anch’io a scrutare il cielo. Guardavo l’azzurro e le nuvole senza capire, senza sapere cosa cercare o dover vedere. Però era bello, strano, folle, deliziosamente piacevole. Ad un certo punto sorrise e disse –“Niente nemmeno oggi… pazienza, ci sarà sicuramente domani!”. E così ci trovammo per alcuni giorni, tutte e due con il naso all’insù a cercare qualcosa. Alla fine della settimana si era ormai creata una piccola folla, una sorta di osservatorio del cielo, su una sponda nemmeno troppo affascinante del fiume Tevere a settembre.

La domenica c’eravamo tutti tranne lei. Venne un uomo: barba lunga, fare da Santone per dire che la signora non sarebbe più venuta, che non era più necessario per lei scrutare l’azzurro. Con gli occhi tristi chiesi cosa avevamo cercato per tutti quei giorni in fondo al cielo. Dietro un sorriso compiacente rispose: -“Un punto, un riferimento per contare il numero dei passi che la separavano …  dalla vita!”-

                                                               <rit.>