IL MIRACOLO DELLO SPUNTINO DI MEZZANOTTE

 

 

 

 

Raramente capita, anche se ultimamente sempre più spesso, che allo scoccare della mezzanotte mi colga l’improvviso il risveglio con un certo brusio che viene direttamente dal centro dello stomaco che invece farebbe bene tacere e non indugiare in tentazione almeno nelle ore dedicate ai sogni.

Sta di fatto che anche questa notte uno spuntino penso proprio ci voglia prima di tornare a farmi cullare nell’abbraccio del morbido cuscino.

Ancora disteso nel tepore del letto accendo la lampada sul comodino. La luce tenue illumina dritto il soffitto senza infastidire gli occhi ancora sognanti. Mi guardo intorno e tutto sembra al suo posto, integro come quando mi sono addormentato. Nessun folletto anche questa volta è venuto a disperdere gli oggetti nella stanza o perlomeno li ha ricomposti magicamente con il primo raggio di luce. Mi stropiccio gli occhi e un respiro profondo segue un piccolo sbadiglio come a fare finta che non stia per accadere nulla di tutto quello che invece anche le mie vecchie ciabatte a forma di coniglio già sanno. Mi sollevo, ricompongo la maglietta che nel rigirarmi dentro il letto è salita fino a metà della schiena, appoggio entrambe le mani lungo il bordo del giaciglio e mi concedo la spintarella decisiva per mettere in moto tutto il meccanismo automatico dell’avanzamento. L’equilibrio è per un breve attimo ancora incerto, ma poi  dopo una piccola grattatina alla testa si procede decisi verso il breve corridoio con meta la cucina.

Verso metà del corridoio mi accorgo però che sono a piedi nudi e quindi mi fermo un attimo a pensare sul da farsi: tornare a casa-base dopo tutta la strada percorsa o procedere al completamento della missione già ormai così ben avviata. Un buon soldato non si fa certo intimidire da questi piccoli disagi per cui uno sguardo amichevole e spiacente agli infreddoliti alluci e via verso il buio fondo del corridoio. Ormai dovrei essere di fronte alla porta della cucina, non accendo la luce del corridoio per non disturbare eventuali fantasmi. Giro furtivamente la maniglia e spingo solo un poco la porta, quel tanto che basta per farci entrare la mano a tastare la parete di dentro alla ricerca dell’interruttore. L’importante è non chiedersi o immaginare cosa possa correre lungo i muri di casa la notte e poi tutto diventa facile. Possiamo fingerci eroi quanto si vuole, ma le nostre ancestrali paure sono sempre in agguato, magari ben nascoste o controllate dalla ragione, ma sempre rannicchiate dentro qualche stupido circuito neuronale.

“Click… !” … fino a qui tutto bene, nessun intoppo o contrattempo, in perfetto orario sul programma, tanto che il lontano campanile del paese non ha ancora concesso il suo ultimo rintocco alla mezzanotte. Perfetto! … anche la cucina sembra in ordine, nessuno in circolazione. La luce illumina bene tutta la stanza. Si può entrare. Spingo sempre piano la porta per evitare rumori maldestri ed una volta oltre la richiudo dietro di me facendo attenzione al cigolio che le porte (stronze!) tipicamente fanno la notte quando per ripicca al loro interrotto sonno vogliono segnalare a tutti i coinquilini che tu sei vagabondo per casa immerso nel buio.

Finalmente a meta. L’obiettivo finale mi sta osservando lì infondo alla stanza, nell’angolo verso la porta-finestra che dà sul terrazzino, con aria di sfida. Io lo guardo e lui, il frigorifero, sembra aver però già compreso quale sia il suo destino. Prova ad intimidirmi innescando un brontolio metallico di minaccia, ma anche se per un attimo un piccolo brivido mi percorre la schiena, nulla mi può ormai fermare. Lo raggiungo a piccoli passi, afferro la maniglia e con uno strappo deciso lo spalanco. Una luce violenta mi invade gli occhi ed un vento gelido mi investe il viso scendendo giù fino alle ginocchia. Il più è fatto. Ormai siamo al limite di non ritorno, basta solo decidere di cosa farne del maestoso bottino di guerra. Ogni ben di Dio a mia disposizione: mi sento un piccolo re. Ma come sempre sul più bello la solita vocina dall’inconscio viene su a ricordare che non dovresti nemmeno essere li ed allora, anche questa volta, cerco rapidamente un compromesso e ricordando i vecchi consigli della nonna dirotto l’attenzione sull’enorme bottiglia di latte fresco. La bottiglia ben ancorata al cestello del frigorifero è immobile, il suo sacrificio non sarà ricordato invano dagli altri infreddoliti ospiti di Fort-frig. La sfilo in un attimo, rapido ed indolore, l’appoggio sul bancone accanto e chiudo lo sportello. Dall’armadietto estraggo una bella tazza azzurra decorata con il faccione del sempre amato Paperino. Apro la bottiglia e stringendole forte il collo la rovescio quel tanto che basta per estorcerne  linfa bianca dal ventre paffuto. Il delicato fiume innevato inizia a riempire la tazze e ne lascio fluire fino a raggiungere il livello ultimo fissato (come da libretto delle istruzioni) al bordo superiore del berretto del pennuto cartoon.

“Certo però che solo del latte con tutta la fatica fatta per arrivare fino a lì in piena notte risulta davvero essere misera cosa. Almeno due biscotti. Solo due, giuro, e poi bevuto il mio latte dritto di nuovo a letto fino al mattino”.

La biscottiera di una bella porcellana bianca, decorata probabilmente da qualche sfortunato in uno cupo scantinato di Hong Kong, sirena del mio imminente naufragio, sta sulla mensola più alta della cucina sempre un poco nascosta proprio per farci sfuggire il più possibile alle sue continue seduzioni. Non serve spostarla. I biscotti li prendo da sotto. Alzo le braccia e rimosso il coperchio ne infilo tutta la mano dentro ed aprendo ben bene le dita voilà il primo biscotto. Un’enorme sorpresa: il mio biscotto preferito, rotondo con doppio strato di cioccolata dentro. Eppure ero certo, anzi certissimo, di averne divorato gli ultimi due esemplari nel mio ultimo raid notturno circa due giorni fa. Una strana foga mi invade. Salgo in piedi sulla sedia, afferro la biscottiera e senza riflettere ne rovescio tutto il contenuto sul tavolo. Biscotti, pezzi di biscotti, briciole di biscotti ovunque sul ripiano, ma di quelli buoni da impazzire nulla. Unico esemplare il primo della pesca.

Riordino con grande delusione. La cucina è più silenziosa che mai, anche il frigorifero ha smesso di lamentarsi, solo il rumore di una timida goccia che cade nel lavandino, solo il rumore lontano di un motorino, solo il fluire ritmico del mio respiro.

Mi siedo davanti alla tazzona di latte mentre paperino strizza l’occhio sinistro e fra le dita, come reliquia sacra, il mio Biscotto. Lo tengo fra pollice ed indice e lentamente lo immergo nel latte. La tranquillità di quel lago è rotta da anelli circolari che aumentano mano a mano il dolce ospite viene spinto verso il fondo della scodella. Dai lati del biscotto il cioccolato comincia a sciogliersi ed il suo colore scuro si infiltra a righe sempre più larghe nel mare bianco mentre qualche piccola isola di panfrolla inizia a staccarsi come iceberg dal pack polare. Ora lo ruoto un poco e di tanto in tanto lo affondo contro le pareti della tazza per saggiarne la consistenza affinché non diventi troppo imbevuto e flaccido, affinché non si spezzi nel tragitto dal latte alla bocca. Ci siamo. Tutto è pronto. Estraggo il mio premio dal suo ultimo cleopatrico bagnetto e ne assaporo l’infinita dolcezza sciogliersi fra lingua e palato: un breve intensissimo attimo di Paradiso lì proprio nella mia cucina ad un passo dal resto del mondo.

Finisco infine da bravo scolaretto tutto il latte e riordino la cucina in modo che nulla rimanga a segno della mia avventura notturna. Esco in corridoio e spenta la luce richiudo la porta che ovviamente anche questa volta riesce a cigolare. Una piccola imprecazione al solito cane incrociato con il maiale e rapido mi infilo a letto.

Sotto le coperte, prima che i sogni ritornino, ripenso a quello strano ritrovamento ed alla certezza che fossero ormai da giorni tutti finiti i miei biscotti preferiti.

-“Sarà il miracolo dello spuntino di mezzanotte!”- mi dico. Chiudo gli occhi e sorriso perché da questa notte sono sicuro che tutto possa accadere quando sei a metà fra sogno e realtà, chiudo gli occhi e sorriso perché sono certo che già domani, verso l’ora delle streghe e delle fate, un altro biscotto al cioccolato magicamente apparirà.

 

 

 

<rit.>