THE TRIAL

 

 “CHIEDO SCUSA AL MONDO!

CHIEDO PERDONO AGLI UOMINI!

 E CHIEDO CLEMENZA PER LA MIA ANIMA, lei non ha colpe.

Fragile e sottile, lei (la mia anima), un giorno mi è apparsa sulla via, mi ha sorriso e mi ha chiesto:”portami dove ti porti tu!”… ed io non ho resistito al suo sereno sguardo, alla sua discreta solitudine, alla sua leggerezza. Da allora sta con me, mio giudice, la porto con me ovunque, nel bene e nel male, come una moglie fedele mi accompagna e mi abbraccia nelle mie piccole soddisfazioni e sorride dei mie errori, rassicurandomi, dicendomi che tutto andrà bene.

Mai un lamento signor giudice, mai un rimpianto.

Per lei chiedo clemenza mio giudice ma non ne abbiate vi prego per la mia folle mente che per sua colpa oggi mi trovo qui al vostro cospetto.

Lei mi è comparsa improvvisa innanzi in una notte buia sbarrandomi la strada mentre la pioggia copiosa bagnava il mio cappello con il bagliore del lampo che nel coro del tuono ricreava di tanto in tanto, in un gioco magico di luci e di nero, il mondo di fronte a me. In fondo non sembrava cattiva, sembrava sperduta e persa come tutto infondo sembrava perduto e perso in quella notte. La raccolsi, come si raccoglie un naufrago nella tempesta, senza chiederne prima il nome o da quale porto fosse partita la nave che l’abbandonò fragile in mezzo a quel mare, lo stesso mio di quella notte. Proseguimmo insieme da allora, non c’era scelta: mai avrei potuto rigettare in mare quella maledizione: l’anima me lo avrebbe impedito.

Fu come se iniziassi una nuova esistenza, come se il passato fosse di colpo annientato, distrutto da lei: la mente. Tutto era diverso, tutto mi sembrava contorto, distorto, incomprensibile. Non riuscivo più a capire il perché delle cose, mille domande mi opprimevano ed aumentavano di giorno in giorno ed ogni volta erano più profonde, più maligne. Avevo paura lo ammetto, paura per quello che mi stava facendo. La mia vita di colpo divenne insostenibile, niente di quello che fino ad allora avevo fatto aveva senso.

E’ lei che mi obbligava a torbide azioni, illecite alla nostra legge. Ho cercavo di ribellarmi mio signore ma lei era troppo forte: quei pensieri erano troppo insistenti. Ed alla fine anche la mia anima cadde. Troppo fragile, lei così piccola, lei così dolce non poté nulla contro quel nero fiume in piena. Travolse tutto. Non ebbe pietà lei di me e della mia anima ed io vi scongiuro giudice non ne abbiate oggi voi per lei, perché fu solo lei, solo per sua colpa, che da quel giorno, lo ammetto, io osai … avere pensieri felici!”

<rit.>